Se usi Websurf24, accetti il modo in cui impieghiamo i cookies per migliorare la tua esperienza.

Nuovo "super-antibiotico" contro i batteri "super-resistenti"

Scritto da Gianluca Celentano on . Postato in Scienza

 

Superbatteri

BOSTON - Un pool di ricercatori dell'Università, guidato da Kim Lewis [1], scopre come contrastare i principali ceppi dei batteri "super-resistenti".

Come è noto, da tempo scienziati di tutto il mondo hanno lanciato l'allarme per il proliferare di questi organismi che hanno imparato a "difendersi" dagli antibiotici tradizionali.

Molti infatti, ignorando che gli antbiotici sono efficaci unicamente contro i batteri e non contro i virus, finiscono per abusarne, assumendoli per precauzione al manifestarsi di ogni alterazione del proprio stato di salute.

A causa di queste errate scelte di automedicazione, nel tempo si sono create delle famiglie di batteri particolarmente resistenti alle difese offerte dagli antibiotici, che hanno finito per rappresentare un autentico rischio per la salute degli individui e in prospettiva per l'umanità intera.

Se infatti un "super-batterio" resistente agli antibiotici si diffondesse nel mondo, potrebbe generare una devastante pandemia, davanti alla quale gli operatori sanitari si troverebbero disarmati e impotenti, data l'impossibilità di utilizzare rimedi efficaci.

Non a caso nei dati pubblicati nel 2014 dall'OMS (l'Organizzazione Mondiale della Sanità) si evidenzia come ci siano stati nella sola Europa 25.000 decessi causati da tali batteri.

L'Italia, purtroppo, risulta uno dei paesi più esposti a tali rischi, determinati dall'elevata percentuale di resistenza di quasi tutti i ceppi batterici, motivo per il quale i pediatri hanno lanciato un allarme contro l'abuso di antibiotici.

Tuttavia adesso, grazie allo studio della Northeastern University di Boston, pubblicato anche sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, si è scoperto che l'impiego della molecola della teixobactina consente di combattere tre ceppi di "super-batteri", quali il Clostridium difficile, il Mycobacterium tuberculous e lo Staphylococcus aureus.

L'uso di questo antibiotico, consente infatti di demolire le pareti cellulari di tali batteri, legandosi con molteplici bersagli quali molecole di lipidi e non proteine.

Secono gli scienziati, prima che tali ceppi riescano ad imparare come difendersi anche da questo rimedio, occorreranno almeno altri 30 anni, ma in ogni caso sarà bene non commettere nuovamente gli stessi errori del passato, imparando piuttosto da essi, proprio come fanno i "super-batteri".

Gianluca Celentano  
 

NOTE:

[1] Kim Lewis: Direttore del Antimicrobial Discovery Center della Northeastern University di Boston